Perché possiamo affermare che esistono le vite precedenti o future e perché non possiamo affermare il contrario

 Noi occidentali soprattutto, siamo abituati a considerare la nostra vita come unica, spinti dalla visione materialistica, nichilista al potere nella cultura e nei media in Occidente.

In contrapposizione esiste la religione “ufficiale”, con i suoi vari aspetti, dai cattolici romani, ai cristiani americani “battisti, evangelici o altri” e che come estremo che credono e concepiscono soltanto in quello che è scritto sulla Bibbia come verità.

Sulla Bibbia, per esempio, si parla di resurrezione del corpo, che deriva sicuramente da antichi miti ebraici, visioni primitive che potremo associare al culto degli antenati delle religioni “sciamaniche, o nei culti di divinità tutelari o locali”, delle religioni tradizionali africane, della Nuova Guinea o altrove si siano sviluppate.

Queste visioni, per quanto siano affascinanti e talvolta possiedano anche dei valori morali validi e apprezzabili, non possono soddisfare una visione logica e scientifica del mondo materiale, come non potrà mai farlo la credenza comune in un essere supremo, Dio, Allah o di altro essere creatore, eterno o giudicante l’intera umanità.

Queste visioni religiose, per quanto realmente importanti e spesso fondamentali per comunicare dei messaggi di amore, speranza e compassione, cose che l’ottusità di una visione scientifico/materialista non potrà mai darci, anche a causa delle limitazioni, mentali, morali e fisiche che tutti noi abbiamo.

Il problema che queste visioni opposte, che io considero esclusivamente “monoteistiche” in termini esclusivamente semantici:
Ovvero da una parte la visione religiosa ufficiale, mussulmana, ebraica o cristiana di esseri/e Superiore, incontestabile in termini di dogma o visioni culturali imposte da poteri religiosi, culturali e dalla visione massificata, mediatica e/o al potere.

Mentre dall'altra la visione esclusivamente materialistica incentrata soltanto sulla cultura scientifica, su ciò che appare ai sensi, sul nichilismo, l’esclusiva soddisfazione delle aspirazioni temporali, secolari e materiali.

Entrambe queste visioni “monoteistiche, monoculturali” sono quasi esclusivamente dualistiche e limitate, non possono vedere oltre la superficie della visione convenzionale “razionale o dogmatica”, e non possono nemmeno mediarsi, conciliarsi reciprocamente essendo l’una agli antipodi dell’altra.

Questo problema deriva principalmente dalla limitata conoscenza filosofica Occidentale, cresciuta e sviluppatasi in queste visioni esclusivamente opposte e dualistiche, da una parte la visione religiosa “ufficiale”, basata principalmente su teologia, dogmi e credenze culturali popolari e omologate.

Mentre, dall'altra parte, le filosofie materialistiche, sociali o socialiste, il razionalismo scientifico o altre filosofie basate esclusivamente su evidenze “pseudo-logiche” e scientifiche.

L’Occidente non considera mai che possano esistere visioni filosofiche alternative, o almeno tende a considerarle per la propria ignoranza ottusa e auto-referenziale, delle baggianate antiquate di fachiri, o cose talmente campate in aria da non meritare un approfondimento serio; Ma invece esiste un altro enorme mondo di cultura antica e profonda, basata principalmente sulla logica, l’analisi della realtà, di anche di mediazione, accettazione della ricerca e dello studio scientifica, ma nel contempo di profonda religiosità e ricerca interiore,

Questo “mondo spirituale” non teistico, che quindi non ha bisogno di credere in un Creatore o nell'Eterno, perché ha superato anche la visione filosofica eternalistica e dualistica, ma anche e soprattutto la visione nichilistica-materialistica, ma non quella razionalistica e del cosiddetto “sorgere dipendente” Pratītyasamutpāda di cui gli scienziati occidentali stanno appena adesso cominciando a sfiorarne la superficie, con la comprensione che deriva soprattutto e grazie alle visioni della fisica quantistica.


Questo universo enorme a se stante di profonda ricerca interiore sulla realtà definitiva dei fenomeni “materiali e non” si chiama Madhyamika Prasañgika, traducibile in “via di mezzo conseguenzialistica”, anche se nelle pagine di Wikipedia è impossibile scorgerne la reale complessità e profondità delle argomentazioni.

Tutto il capitolo precedente serve solo da introduzione al tema di questo post “le vite passate e future”, ma era almeno necessario mettere dei confini immaginari alla discussione apparentemente “esclusivamente religiosa”, per non fare di “tutta un erba un fascio” come succede sempre in Occidente e come ho già spiegato per la nostra tendenza a rendere tutto “esclusivamente dualistico”.

La mia intensione non è quella di convertire qualcuno al buddismo e nemmeno alla visione madhyamaka, ma di illustrare il modo in cui i maestri del buddismo, a partire da Buddha Sakyamuni, Nagarjuna e altri maestri Madhyamaka che li hanno seguiti e fino ad oggi, abbiano spiegato ai loro discepoli come arrivare a questa chiara comprensione, basandosi esclusivamente sulla logica, sulla comprensione inferenziale, rifiutando il dogmatismo religioso senza riscontri validi.

Intanto dobbiamo fare un’altra premessa importante, che sarà molto più semplice da capire o accettare da chi pratica già un sentiero religioso o di ricerca interiore, o semplicemente pratica della meditazione “analitica o concentrativa”.

Mentre per chi ha una visione puramente materialistica, basata esclusivamente su ciò che percepiscono i 5 sensi, gli sarà difficile da accettare tutto questo o comprendere questa visione.

Intanto dobbiamo stabilire che cosa sia la mente, per la scienza Occidentale “almeno fino al secolo scorso” si parla di mente riferendosi al cervello, mentre il cosiddetto istinto “animale e umano” è ancora associato al DNA.

In questo secolo e già dalla fine del precedente, questa visione stava cambiando, con la comprensione che ci sia qualcos'altro oltre il cervello e i nostri 5 sensi ad agire sulla mente e sulle nostre sensazioni:
Questo punto viene evidenziato e studiato anche dai molti e famosi neuroscienziati odierni, come nel Mind & Life Institute americano e con le sue neuroscienze contemplative, rappresentate anche da importanti studiosi e neuroscienziati famosi, come James H. Austin o James Doty.
Oggigiorno specialmente dal prof. Richard Davidson che parla di una mente che esiste non esclusivamente nel cervello, ma che viene considerata divisa e frammentata all'interno di noi.

Oppure dagli scienziati e neuroscienziati russi, delle università di Mosca e St. Petersburg che studiano la meditazione e il thukdam nei monasteri tibetani in India e di cui ho parlato nel post

“In Italia e in Occidente vince sempre la visione ristretta e semplicistica del monoteismo”
e che non riescono ancora a capire come il corpo di un monaco morto da settimane possa rimanere ancora fresco e non decomporsi.

Inoltre anche il dare eccessiva importanza al DNA, come unica trasmissione di caratteristiche mentali e caratteriali “non fisiche” sia assurdo e completamente illogico e assolutamente teorico e antitetico.

Chiaramente è realistico uno scambio di caratteristiche fisiche o genomiche tra genitori e figli, in caso di tratti fisici o malattie genetiche, ma è completamente assurdo associare questi cromosomi a caratteristiche della personalità di un individuo, dei suoi sentimenti, al pari del tirare in ballo l’astrologia per giustificare queste caratteristiche mentali.

Come è anche assurdo che esseri viventi che non possiedano quello che noi buddhisti chiamiamo “flusso di coscienza” o Citta-Saṃtāna, come lo sono le piante, possano cambiare volontariamente la loro natura e trasformarsi per utilizzare degli esseri con flusso di coscienza, come lo sono anche gli animali e usarli per trasmettere il loro polline, semi o altro.

Per noi buddhisti per esempio, avviene esattamente il contrario, e a causa delle nostre azioni o meriti, noi o anche gli animali troviamo nel nostro ambiente ciò che ci è necessario, oppure no; Interagiamo e ci raffrontiamo con organismi privi di flusso di coscienza in modo positivo o negativo esclusivamente a causa del nostro karma “specifico o comune”.

[karma significa azione/i e ogni azione che compiamo dà sempre un risultato specifico, non differente dalla (natura) dell’azione che lo ha generato].

Ora bisogna fare una distinzione di cosa siano il corpo e la mente “almeno in termini ordinari e non prettamente filosofici”, il corpo è chiaramente affermabile che sia la nostra forma fisica e che anche il cervello appartenga a questa forma fisica essendo fatto di cellule, atomi e altro di materiale, inoltre potremo anche affermare che le sue cause dirette o “sostanziali” a questo corpo siano l’ovulo di nostra madre e lo sperma di nostro padre, e fino a qui siamo tutti d’accordo.

La mente invece, almeno per noi buddisti e per milioni di altri individui è qualcosa di molto differente, o almeno, quello che è chiamato mente in Occidente, il cervello, è considerato solo la parte che comunica direttamente con i nostri 5 sensi e permette fisicamente al corpo di muoversi, nutrirsi, comunicare, ecc..

Per noi la mente reale è la 6° coscienza, quella che controlla principalmente il flusso dei nostri sentimenti, la percezione diretta reale o inferenziale, ma sempre una mente libera e precedente a tutte le elaborazioni e concettualizzazioni successive della “mente secondaria” e che potremo teoricamente associare al cervello, questa mente “primaria” che potremo in parte associare anche al nostro istinto umano, o all'istinto degli animali che hanno una coscienza primaria molto simile alla nostra.

Però l’istinto umano, come il nostro cervello è molto più complesso di quello degli animali, e mentre gli animali sono soggetti inconsapevolmente ai loro istinti predatori o altro, noi umani usando la il ragionamento, l’intelligenza e la meditazione analitica, possiamo cambiare le qualità essenziali della nostra mente 6° coscienza, rendendola ad esempio più, amorevole, compassionevole e fondamentalmente molto più saggia nel comprendere le realtà ultime del Sé e dei fenomeni "come lo è la mente di un Buddha".

Facciamo alcuni esempi riguardo alla distinzione netta tra cervello/corpo e “mente primaria, 6° coscienza o coscienza mentale e che sono tutti sinonimi”, intanto dobbiamo considerare il sogno, che avviene a un livello di coscienza più sottile rispetto alla veglia:
Sappiamo benissimo che i nostri organi sensoriali sono inattivi durante questo stato e anche il nostro cervello non lavora e non è vigile, ma si trova in uno stato di riposo molto differente da quello durante la veglia.
Eppure durante il sogno percepiamo suoni, immagini e altre sensazioni, tutte quante create dalla 6° coscienza, dalle sue impronte sensoriali primordiali.
Possiamo provare anche forti sensazioni di paura, angoscia, amore, tenerezza, rabbia, ecc..

Per esempio, anche da svegli, quando proviamo forti sentimenti, di ansia tristezza, amore, ecc., sentiamo una forte stretta al cuore e non riusciamo nemmeno a ragionare, quindi non diciamo “mi sono innamorato, perciò mi esplode il cervello d’amore”, oppure “ho perso una persona cara e quindi mi duole la testa”.

Allo stesso modo per quanto riguarda la sofferenza mentale non esiste nessuna medicina o soluzione materiale per rimuovere tale sofferenza, almeno realmente o definitivamente, solo l’accettazione, il tempo, il cambiamento di visione mentale e di sentimenti può farla sparire.

Un altro esempio è che ogni persona può stare bene fisicamente ma male mentalmente, oppure al contrario, potrebbe essere un vecchio sofferente per l'età, ma la sua mente funzionare benissimo e avere pensieri o sentimenti migliori di qualcuno molto più giovane di lui e in piena salute:
Come ad esempio il Dalai Lama che nonostante stia appena compiendo 88 anni, è pienamente lucido e prova sempre forti, vividi e sinceri sentimenti d’amore e amicizia per tutti quanti.

Inoltre una persona potrebbe essere nata da genitori saggi e intelligenti, ma invece essere molto sciocco o superficiale, oppure tutto il contrario di questo.

Da questi esempi, ma anche da molte altre considerazioni, come le numerose persone al mondo che ricordano le loro vite precedenti; Dovremo comprendere che stiamo trattando di due fenomeni completamente differenti, uno è il corpo che deriva da atomi, genoma dei nostri genitori e cause prettamente materiali e quindi è anche mortale.

L’altro è la mente “la 6° coscienza, coscienza mentale o flusso di coscienza” che non può derivare che dalle sue cause sostanziali specifiche, ovvero da un flusso ci coscienza precedente, eterno e che non può morire, come nell'essere che ha ottenuto il nirvana, la cui mente continua come mente di Buddha.

Ovvero corpo e materia hanno delle cause sostanziali specifiche che non possono essere altro per il corpo che forma e materia, mentre la mente che è un continuum di mente, non può sorgere da cause materiali “di natura completamente diversa dalla sua natura originaria”.

Ovvero la mente non può venire dal corpo-cervello dei genitori, ma può sorgere esclusivamente dal continuum mentale infinito e immortale dell’essere precedente “chiaramente e esclusivamente da quel continuum mentale” e che al momento della morte è andato in cerca dell’ovulo fecondato per potercisi stabilire e ottenere un nuovo un corpo materiale “avendo così la possibilità di vivere di nuovo, percepire sensazioni materiali e comunicare”.

Se un flusso di coscienza immateriale potesse sorgere da cause sostanziali materiali, come lo è il cervello del bambino che si sta formando nel feto, allora potrebbe accadere anche il contrario, ovvero noi potremo sognare un uomo o una donna bellissimi e trovarceli materializzati nel letto al risveglio, ma questo è certamente impossibile.

Io sto comunque parlando di mente vista come sentimenti, sensazioni e percezioni dirette, non di concettualizzazioni, informazioni e ricordi che vengono memorizzati nel cervello e muoiono con il nostro corpo.

Eppure esistono casi di persone, anche S.S. il Dalai Lama quando era bambino “per esempio”, che ricordano bene persone, nomi e luoghi, o di altri che hanno maggiore facilità a apprendere nozioni, a fare cose e questo non dipende certamente dal loro DNA o dal genoma ereditario, quindi possiamo affermare che una qualche memoria si trasmette al momento della morte, dalla vita precedente alla vita successiva.

Quindi l’affermare con certezza, della visione materialistica occidentale, che non possono esistere le vite future “e quando solitamente parliamo di reincarnazione, stiamo parlando un altra cosa” è soltanto un affermazione basata sul non ragionamento e su delle non-evidenze scientifiche, solo dire “il corpo finisce con la morte” non significa che non esistano livelli di esistenza e coscienza invisibili e impercettibili alla nostra mente e ai nostri sensi, e persino dalle nostre macchine, anche perché nella realtà sono fatti reali per alcuni/molti individui.

Come per il vecchio monaco Ngagrampa Gendun Tsering, che è rimasto per 37 giorni in stato di morte sospesa o thukdam “abbraccio con la morte”, con cuore fermo e mente spenta, ma la sua coscienza
mentale era ancora presente nel chakra del cuore, quindi il suo corpo non si decomponeva affatto.

Come anche per il bambino tibetano di 5/6 anni, conosciuto e raccontato da Sua Santità, che ritrova in India la sua vecchia casa, la stanza del monastero in cui viveva nella vita precedente e i suoi occhiali ancora nel mobile dove li aveva lasciati.

Quindi prima di riempirvi la bocca di vanagloriosa arroganza materialistica/occidentale andate a guardarvi queste cosa ad informarvi seriamente, prima di fare di tutta un erba un fascio e liquidare ogni cosa che non riuscite a capire, a causa della vostra limitatezza, come, solo baggianate...

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